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    REPORT ANNUALE 2016 DEL GRUPPO FARMACEUTICO DELL'UNIONE EUROPEA (PGEU)

    Si comunica che il Gruppo farmaceutico dell’Unione Europea (PGEU), a cui aderisce anche la Federazione degli Ordini, ha pubblicato il suo Report Annuale 2016 (cfr. All.1).

     

    Nel corso del 2016, il PGEU ha risposto ad una serie di consultazioni promosse dalle istituzioni dell’Unione Europea, ha proseguito la collaborazione con le Agenzie scientifiche europee, ha organizzato una serie di eventi interessanti per la professione di farmacista e ha sviluppato e pubblicato una serie di dichiarazioni politiche.

    Il Rapporto del PGEU è intitolato “La farmacia di comunità, un centro di salute pubblica” (“Community pharmacy, a public health hub”) e riporta alcuni esempi di attività sanitarie svolte dai farmacisti di comunità, illustrandone i tre principali ambiti: protezione della salute, miglioramento della salute e fornitura e qualità dei servizi della salute.

    Nel presentare il rapporto, il Segretario generale del PGEU, Mrs. Jurate Svarcaite, ha dichiarato:
    “Un vasto numero di cittadini europei (stimati in 46 milioni al giorno) sia in buone condizioni di salute sia affetti da patologie entrano quotidianamente in una farmacia di comunità. Buona parte di tali pazienti non hanno contatti con altri professionisti sanitari. Il report evidenzia che la rete delle 160.000 farmacie di comunità in Europa ha già contribuito significativamente alla salute della comunità locale e all’efficacia e alla qualità del sistema sanitario. Con il giusto supporto e riconoscimento delle Istituzioni, la rete delle farmacie offre un’opportunità unica ai governi per provvedere sia ad una più ampia cura sanitaria preventiva, che ad una migliore gestione a lungo termine”.

    Con un orario di apertura esteso e nessun appuntamento previsto per avere servizi o consigli, le farmacie di comunità sono più accessibili di qualsiasi altro luogo sanitario e quindi i farmacisti diventano il primo punto di contatto nel sistema sanitario.

    Molte farmacie di comunità forniscono servizi specifici di salute pubblica come il supporto per smettere di fumare, servizi di prevenzione, screening preventivo e contraccezione di emergenza. Inoltre, le farmacie promuovono numerose campagne di sensibilizzazione e prevenzione.

    Le farmacie di comunità svolgono un ruolo fondamentale anche nell’informare i pazienti in tema di appropriatezza nell’uso dei farmaci, con particolare riguardo agli antibiotici, contribuendo in tal modo a contrastare la resistenza antimicrobica (AMR) e partecipando a iniziative nazionali ed europee su tale delicata questione.

    Gli ambiti di attività dei farmacisti di comunità sono descritti come segue:

    1. Protezione della salute: il farmacista di comunità tutela la salute pubblica, offrendo una difesa contro malattie virali ed effetti collaterali dei farmaci nel cuore delle comunità d’Europa;
    2. Miglioramento della salute: attraverso la consulenza, lo screening sanitario e l’educazione sanitaria, il farmacista gioca un ruolo chiave nel miglioramento della salute della comunità ed aiuta a diminuire e ad evitare le visite ai medici generici, al pronto soccorso e i ricoveri ospedalieri in tutta Europa;
    3. Fornitura e qualità dei servizi della salute: attraverso l’innovazione continua e il miglioramento del servizio, la farmacia di comunità contribuisce all’efficacia complessiva e alla qualità del servizio sanitario prestato in tutta Europa.

    Dai dati riportati nel citato Rapporto emerge, tra l’altro, che, nel 2016 sono saliti a 9 i paesi europei in cui è possibile vaccinarsi contro l’influenza recandosi direttamente presso una farmacia. Sono invece 15 gli Stati in cui le farmacie prendono in carico e gestiscono i programmi di cura dei malati cronici e 13 quelli dove le farmacie propongono servizi di consulenza sul corretto uso dei farmaci e sul rispetto della terapia prescritta (medicine review and therapy adherence). In 11 paesi europei è previsto il servizio dedicato ai pazienti che iniziano la somministrazione di un nuovo farmaco, in 15 paesi europei sono disponibili nelle farmacie programmi di gestione del diabete, in 14 paesi sono disponibili programmi per la gestione dell’asma, mentre l’ipertensione viene gestita nelle farmacie di 14 paesi.

    Peraltro, in 3 nazioni europee, tra cui l’Italia, le farmacie partecipano, in collaborazione ad alcune ASL, a campagne di screening oncologici che offrono ai pazienti la possibilità di effettuare test ed analisi di prevenzione sul cancro all’intestino.

    In quasi tutti i paesi europei, invece, nelle farmacie di comunità è possibile effettuare test di analisi di prima istanza, quali la misurazione della pressione sanguigna, la verifica dell’indice di massa corporea, il calcolo della glicemia e del colesterolo nel sangue.

    Dall’analisi dei dati del rapporto si evince che oltre 1,2 milioni di decessi all’anno potrebbero essere scongiurati attraverso l’introduzione di politiche e programmi di prevenzione più efficaci. Analogamente è stato evidenziato che 632 ricoveri per complicanze ogni 100.000 abitanti (relativi principalmente a diabete, asma o eventi cardiologici) potrebbero essere evitati mediante servizi per la prevenzione offerti in farmacia (fonte: Studio del 2016 congiunto OECD e Commissione Europea).

    Il Report annuale si conclude con una disamina delle novità in tema di legislazione farmaceutica. In particolare, è stata presa in esame la recente proposta di Direttiva presentata dalla Commissione Europea relativa ad un test di proporzionalità preventivo che gli stati membri devono effettuare prima di introdurre una nuova disposizione che regolamenti le professioni o prima di riformare la normativa vigente.

    A tal fine, gli Stati membri dovranno garantire che le future norme nazionali non eccedano gli obiettivi perseguiti, stabilendo regole troppo restrittive.

    Il PGEU, insieme alle associazioni europee di rappresentanza dei medici e dei dentisti, ha sottoscritto, già alla fine dello scorso anno, un documento indirizzato alla Commissione Europea, al fine di evidenziare le specifiche ragioni che giustificherebbero l’esclusione delle professioni sanitarie dall’ambito di applicazione della suddetta Direttiva, analogamente a quanto accaduto nel 2007 con la proposta di Direttiva Bolkenstein.

    Cordiali saluti.


    Il Presidente
    Sen. Dr. Luigi D’Ambrosio Lettieri

     

     

     

     

     

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